LA VALIGIA DEI RICORDI
Eccola! E' lì, la mia valigia dei ricordi...è vecchia ormai, logora e consunta, perchè svariate sono state le volte in cui le mie mani si sono posate su di essa, le volte in cui mi ci sono seduta sopra per non disperderne il contenuto, le volte in cui l'ho presa a calci perchè portatrice di lacrime amare e le volte in cui l'ho girata e rigirata nell'illusione che così facendo piccoli frammenti di vita tristi si confondessero con altri più leggeri, come a testimoniare che tutto sommato non è andata poi così male.
Si! Ho deciso! La apro e ci sbircio ancora una volta all'interno...infin dei conti è quello che faccio tutte le volte in cui ho voglia di farmi piccola piccola, abbandonare le mie fattezze umane e dimenticare, anche solo per pochi istanti, quel che è oggi e che domani forse non sarà più...
...Una foto di quando ero piccola mi ritrae scura scura, boccoluta, con un vestitino rosso e le mani tirate in sù sopra la testa...chissà cosa pensavo in quell'istante, cosa mi rendeva così piena di vita. I bambini hanno il dono di percepire le immagini per quello che sono realmente, non hanno preconcetti, non associano ciò che vedono e strascichi di passato, ancora non possono farlo...si limitano solo a guardare, ma questo modo di guardare è il più puro, il più vero...mette a nudo, spoglia, rivela, il tutto con la semplicità estrema che solo un bambino può avere. Crescendo questo approccio con la vita muta, gli oggetti, le immagini, perdono il loro reale significato per diventare ciò che per noi hanno rappresentato in particolari episodi della nostra esistenza: un tramonto non è più una sfumatura di colori che avvolge il cielo tutto, ma il ricordo di una giornata al mare con gli amici, a ridere e scherzare, a fare i matti tra gli spruzzi d'acqua riscaldata da un sole caldo di pieno agosto...e andare avanti sino a pomeriggio inoltrato, a godere dell'aria ormai diventata più fresca, quasi accocolati sui teli da spiaggia, rapiti dal gioco di colori che il sole lascia in cielo a simboleggiare il suo uscir di scena...stremati, ma tanto pieni di vita, di dolci e piacevoli sensazioni...
E così ancora...la tavola imbandita...tovagliette da tè, due tazze rigorosamente diverse, caffè, latte, brioches calde...non sono più l'immagine di una prima colazione, ma un dolce risveglio dopo essersi a lungo cercati, la conclusione di una esternazione d'affetto; di una notte d'amore e tenere coccole; di una passione travolgente ed accecante, totalizzante ed appagante; di un sereno e piacevole dormire, braccia nelle braccia, pelle a pelle, seguendo il ritmo dei propri respiri e i movimenti lenti dei propri corpi...e poi ritrovarsi lì, seduti, occhi negli occhi..lei gira il suo caffè, lui che versa il suo latte, gesti semplici, quotidiani, ma ancora una volta carichi di significato...
Ed i gradini di quella chiesa? No, no...non dei semplici gradini, ma lo sfogo di quell'amica ancora una volta tradita dal suo cuore sognatore...ore ed ore a parlare, a tirar fuori le proprie emozioni, a versare lacrime amare, ad ammettere che nonostante tutto solo così il nostro cuore continua a battere...coscienti delle nostre debolezze, ma paghe di aver amato ancora...

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